Archivio per gennaio, 2013

Tradizione vuole che le ultime tre giornate del mese di gennaio (29, 30 e 31) vengano riconosciute come “Giorni della Merla“, ossia il periodo più freddo dell’inverno. Secondo la leggenda una merla e i suoi piccoli (originariamente di colore bianco), per ripararsi dal freddo, trovarono dimora in un comignolo. Quando poi arrivò febbraio, uscirono fuori, tutti colorati di nero per la fuliggine. E’ per questo che ora i merli sono neri, narra la storia. Altri invece raccontano di una merla perseguitata dal mese di gennaio, che allora aveva 28 giorni. Gennaio, infatti, trovava divertente aspettare che la merla uscisse dal nido per cercare cibo, e ricoprire la terra di freddo e gelo. La merla, stanca di questo vile comportamento, decise di fare provviste per tutto il mese, ritirandosi poi nel suo nido. Il 28 la merla, credendo di aver ingannato Gennaio, uscì e iniziò a cinguettare per prenderlo in giro. L’offesa arrecata fu tale che il primo mese dell’anno chiese tre giorni in prestito a Febbraio e li utilizzò per scatenare bufere di neve, vento gelido e pioggia. La povera merla dovette trovare riparo in un camino, dove rimase fino a febbraio. Quando uscì dal suo nascondiglio si ritrovò con le piume tutte rovinate e annerite dal fumo e da allora tutti i merli nascono neri.

La mia fonte informativa è reperibile al link quì sotto:

http://www.ecoditorino.org/giorni-della-merla-il-tradizionale-freddo-di-torino-tra-realta-e-leggenda-29-31-gennaio.htm

Oggi voglio dedicare questo post per alcune riflessioni e considerazioni del tutto soggettive, sulle cose che personalmente considero come elementi di non poca importanza e che, vanno a produrre quegli effetti oggi ben visibili, anche perche sui media in questi ultimi anni, sono stati tradotti semplificandoli nel termine di antipolitica, dove poi dentro questa parola si sono concentrate tutte le piccole e le grandi cose che ci accadono attorno, determinate dalla “politica” peggiore o, ancora piu semplicemente da quei politici o, politicanti che, di questa passione ne hanno ricavato prevalentemente una loro professione ma, non per questo poi, la praticano con quella professionalità, spesso pretesa e ricercata, in molti altri settori e luoghi della vita quotidiana.

Da bambino, ricordo ancora con rispetto, certi momenti di lontane campagne elettorali, quando con mio nonno, assistevo nelle piazze di quel paese del sud a quei comizi, come si vedono oggi purtroppo, solo attraverso vecchi documentari televisivi sul tempo andato o, in certi vecchi film in bianco e nero. Mio nonno era un vecchio Socialista, quando questa parola la si poteva ancora scrivere con l’iniziale maiuscola. Oggi, e me ne infischio se verrò tacciato di facile qualunquismo, perchè comunque qualunquista io non lo sono, tanto piu perchè troppo facilmente si vuole liquidare in questo modo chiunque si permette di criticare, la degenerazione insopportabile che ci hanno mostrato in questi ultimi anni ed in maniera spudorata, certi personaggi della vita politica nazionale e, non solo. Oggi poi, con una pesante crisi economica, nel pieno dei suoi effetti devastanti che, vede far pagare pesantemente, sopratutto le classi sociali piu indifese, con i partiti politici che un tempo si proponevano come tutori e difensori, trasformati invece, come agenzie per prodotti da piazzare, per potersi ancora garantire posti da occupare nelle Istituzioni e, nei salotti televisivi dal primo mattino sino a notte fonda, considerare queste riflessioni cme qualunquiste, è la maniera piu comoda e facile per non affrontare le questioni e continuare ognuno sulla propria strada e in direzioni opposte, chissà sino a quando ?

Per oltre trent’anni, ho lavorato mella Scuola pubblica, dipendente dall’ente locale che si chiama Provincia, sino a quando dall’1 Gennaio del 2000, insieme ad altre settantamila persone circa, mi sono ritrovato ad essere diventato dipendente diretto dello Stato, perchè dicevano che, in quel modo, si sarebbero risparmiati i soldi dei contribuenti, accorpando settori scolastici e personale non docente, l’operazione, preannunciata da anni, avvenne con tutta tranquillità e senza grandi attenzioni, nonostante, non vennero equiparati tutti i diritti acquisiti precedentemente nell’Ente Locale e tantomeno equiparandoci agli stessi dipendenti nelle eguali qualifiche professionali. La nuova situazione, fu accettata dalla maggioranza delle persone coinvolte, per senso di rispetto del bene comune, nonostante qualche ricorso sindacale servi sopratutto, per nuove fideizzazioni che, non produssero poi quei risultati da molti sperati. A distanza di qualche anno, ci si accorse che quella motivazione del risparmio di danaro pubblico fu soltanto una comoda giustificazione per facilitare l’operazione, perchè l’Ente Locale che conoscevo, non tradusse in grandi risparmi, quella diminuzione effettiva di personale trasferito allo Stato, basterebbe consultare gli archivi della stampa locale, per ritrovare le innumerevoli nuove e costose iniziative, spesso realizzate per motivi d’immagine per l’Ente o piu semplicemente, per quei personaggi che transitavano nelle cariche di rappresentanza politica e, istituzionale, portando con se, la corte di amici, a volte di familiari da sistemare o sistemati, nei posti privilegiati e garantiti. Da alcuni siti di rappresentanza sembra che, il tutto giri attorno all’immagine del candidato vincitore di quei cinque anni di mandato da riconquistare, per quel posto di primo piano. In quei tempi, ho sempre contestato e rifiutato, anche platealmente nelle assemblee dei lavoratori, la logica clientelare, quando da dipendente pubblico, potevo constatare direttamente come e quanti, figli e parenti vari di sindacalisti, politici e funzionari vari, te li ritrovavi senza sapere da quale concorso e con quali criteri ricoprivano quegli incarichi in un posto pubblico e come, le differenze di appartenenza venivano tranquillamente superate, con la logica delle spartizioni. Certo sono cose vecchie e risapute e, proprio per questo oggi ci si ritrova a dover fare i conti, con la giusta rabbia dei molti, che finalmente ne provano disprezzo, nell’ascoltare chi gioca con le parole e con i trucchi della dialettica che, non riesce piu ad incantare, tranne forse, per coloro che ancora sperano di poterne ricavare profitto, dalla pratica di questi metodi.

Parlare di etica, trasformandola in uno slogan per fare effetto e per accattivarsi simpatie, non può far dimenticare le tante piccole incoerenze che nel tempo sono diventate grandi, quasi come certi manifesti giganti che sulle strade ti chiedono il voto, non raccontando poi come ci si paga quei manifesti, parlare delle cose del mondo e fottersene di quelle piu vicine, è la strada che ci sta portando al kaos prevedibilmente ingovernabile, predicare bene e razzolare male, forse è qualunquismo dirlo ad alta voce ma, di fatto è la vergognosa situazione dove ci hanno condotto i tanti professionisti della politica, trasformata in attività professionale, dove ognuno impara la sua parte e poi, la recita a soggetto. Non è questo un post, per sostenere qualcuno, è invece soltanto la liberazione di uno stato d’animo incazzato, contro tutti coloro che della politica ne hanno fatto un’occasione da non perdere, per salvaguardare prevalentemente i propri interessi e quelli delle ristrette cricche a cui appartengono.

Chi vorrebbe liquidare queste semplici riflessioni come qualunquiste, forse avrebbe buone ragioni per farlo, solo dopo aver dimostrato concretamente quella coerenza astratta e persa, per quegli obiettivi da difendere e garantire nella tutela di quello status quo da conservare.

L’ETICA

Pubblicato: 29/01/2013 in Uncategorized

” L’etica (dal greco antico εθος (o ήθος)[1], èthos, “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine“) è un ramo della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico ovvero distinguerli in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati. 

L’etica può anche essere definita come la ricerca di uno o più criteri che consentano all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri. Essa pretende inoltre una base razionale, quindi non emotiva, dell’atteggiamento assunto, non riducibile a slanci solidaristici o amorevoli di tipo irrazionale. In questo senso essa pone una cornice di riferimento, dei canoni e dei confini entro cui la libertà umana si può estendere ed esprimere. In questa accezione ristretta viene spesso considerata sinonimo di filosofia morale: in quest’ottica essa ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell’uomo. Ma l’etica si occupa anche della determinazione di quello che può essere definito come il senso, talvolta indicato con il maiuscolo Il Senso dell’esistere umano, il significato profondo etico-esistenziale (eventuale) della vita del singolo e del cosmo che lo include. Anche per questo motivo è consuetudine differenziare i termini ‘etica’ e ‘morale‘. Un altro motivo è che, sebbene essi spesso siano usati come sinonimi, si preferisce l’uso del termine ‘morale’ per indicare l’assieme di valori, norme e costumi di un individuo o di un determinato gruppo umano. Si preferisce riservare la parola ‘etica’ per riferirsi all’intento razionale (cioè filosofico) di fondare la morale intesa come disciplina non soggettiva. L’etica può essere descrittiva se descrive il comportamento umano, mentre è normativa (o prescrittiva) se fornisce indicazioni. In ogni caso l’indagine verte sul significato delle teorie etiche. Può essere anche soggettiva, quando si occupa del soggetto che agisce, indipendentemente da azioni od intenzioni, ed oggettiva, quando l’azione è relazionata ai valori comuni ed alle istituzioni.”

La fonte del testo è reperibile direttamente attraverso Wikipedia:

(http://it.wikipedia.org/wiki/Etica)

 

Pubblicato: 28/01/2013 in Uncategorized

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Dominque Amendola, “At the museum. Man in the red cap”

Pubblicato: 28/01/2013 in Uncategorized

L’ho ascoltata per caso ieri sera, nel corso di una trasmissione televisiva, alcune sue parole mi hanno colpito profondamente, ed è per questo che ho scelto e deciso di acquistare nei prossimi giorni, l’ultimo libro di Susanna Tamaro.

Ogni angelo è tremendo” è la storia di una bambina che diventa adulta.

“Che nasce di notte, a Trieste, mentre soffia una bora nera che spazza via ogni cosa e rende ogni equilibrio impossibile. Di una bambina che cresce in una famiglia in cui sembra sia soffiato quello stesso vento impetuoso dell’est, squassandola. Di una bambina che impara presto a riconoscere i vuoti che la morte lascia, quei vuoti che somigliano tanto agli abbandoni che la stessa bambina deve subire, da parte di un padre e di una madre desiderati e imprendibili. Di una bambina che non dorme mai, e fa (e si fa) molte domande, a cui nessuno sembra voler o poter dare risposte. Ma è anche la storia della scoperta del mondo e della sua bellezza, della natura e delle sue forme. Di una bambina che si fa ragazza e si apre ai primi palpiti di amore e amicizia, ai sussulti dei poeti e degli scrittori. È la storia di una ragazza che scende a rotta di collo le scale di casa, la notte in cui il terremoto irrompe. È la storia della scoperta della grande città, Roma, e del terrorismo e, finalmente, del potere della scrittura e dei libri.Ma è anche la storia della scoperta del mondo e della sua bellezza, della natura e delle sue forme. Di una bambina che si fa ragazza e si apre ai primi palpiti di amore e amicizia, ai sussulti dei poeti e degli scrittori. Quella bambina, quella ragazza, quella donna è Susanna Tamaro, che ci consegna il suo libro più intimo e coraggioso, più appassionante e misurato, più forsennato e vitale. Un’autobiografia che è anche romanzo di formazione e inno alla vita nonostante, ogni sua oscurità.”

La fonte del testo trascritto e riportato è quì sotto:

http://www.susannatamaro.it/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=4&Itemid=6&lang=it

Pubblicato: 27/01/2013 in Uncategorized

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri 
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
 il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
 come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
 stando in casa
andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Il 27  Gennaio è il Giorno della Memoria

Siena, di rosso restano i conti
“Un’epoca è finita per sempre”

L’ex sindaco Barzanti: 
la trasformazione in Spa fu fatta perché non cambiasse nulla
GIANLUCA PAOLUCCI
INVIATO A SIENA

Siena è rossa, ma di vergogna», commenta un acuto osservatore delle faccende senesi, davanti a un caffè, le ultime rivelazioni sui buchi della banca. Anche perché le immagini migliori dello stato d’animo della città i senesi le hanno praticamente davanti agli occhi da 700 anni.  

Il ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti, «Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo», mostra la città in rovina e le campagne abbandonate, se lasciate in mano al «cattivo governo». Roberto Barzanti, grande vecchio della sinistra locale, sindaco del Pci quando «il Monte» festeggiava i cinquecento anni di vita, fa risalire i mali odierni a una «superstiziosa senesità» che ha fatto sì che l’abbraccio tra politica e banca non venisse mai sciolto. «La trasformazione in Spa del vecchio istituto di diritto pubblico, nel 1995, è stata qui più travagliata che altrove – racconta l’uomo politico, a lungo parlamentare europeo -. I senesi facevano fatica ad accettare l’idea della separazione tra l’attività filantropica e quella bancaria che avrebbe dovuto essere realizzata con la nascita di una Fondazione e di una banca quotata in Borsa. Cosicché alla fine quel passaggio è stato realizzato, si è sì cambiato, ma cercando di fare in modo che niente cambiasse davvero».  

Nasce da lì il «groviglio armonioso» che ha tenuto insieme la vecchia Dc e il vecchio Pci, la chiesa e la massoneria, i sindacalisti e i banchieri. Le nomine della banca decise nelle segreterie dei partiti, quelle del Comune decise in banca – da Mps vengono tutti i sindaci della città dalla fine degli ultimi 25 anni, con l’eccezione dell’ultimo, Franco Ceccuzzi, rimasto in carica poco più di un anno e poi travolto anche lui dalla crisi del Monte. Il babbo Monte, come lo chiamavano tutti. O «la mucchina», nel senso che chi passa munge, come invece lo definisce qualche smaliziato. Perché da mungere ce n’è stato tanto – il passato è d’obbligo – per tutti. La sola Fondazione ha distribuito dal 1995 al 2010 circa 2 miliardi «sul territorio», per strade e restauri, polisportive e associazioni di volontariato, secondo una rigida spartizione che ha fatto sì che nessuno, indipendentemente dal colore politico, avesse troppo a lamentarsi. 

Il gioco si è rotto un anno fa, quando la Fondazione si scoperta sull’orlo del baratro. Da lì, tutto è precipitato. Il Pd locale si è sgretolato, con la componente ex Margherita che ha sfiduciato l’ex sindaco Franco Ceccuzzi sul bilancio, contestando le poste relative ai contributi della Fondazione.  

Secondo Ceccuzzi, che viene invece dagli ex Ds, la ragione sarebbe piuttosto il ricambio imposto al cda del Monte, rinnovato la primavera scorsa con l’arrivo di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, che avrebbe tenuto fuori proprio gli ex Margherita. «Da sindaco, non appena ho compreso la gravità della situazione sono stato il primo a chiedere un cambiamento al vertice», ricordava ieri Ceccuzzi, che si prepara a correre alle prossime comunali, tramite sua pagina Facebook. «Chi dice che la politica è fuori dal Monte si sbaglia, perché Profumo è espressione della politica, non più locale ma nazionale», replicava Alfredo Monaci, ex consigliere di Mps dal 2009 al 2012 («Ma quello che emerge in questi giorni è riferito a fatti precedenti alla mia presenza in cda»), ex Margherita e candidato alle prossime politiche con la Lista Monti.  

Mentre la politica si lacera con i cocci del «sistema Siena», finito in pezzi, la società civile s’interroga sul futuro. L’austerità imposta dai conti in rosso ha portato nei giorni scorsi ai tagli decisi a finanziamenti e sponsorizzazioni. A farne le spesa sono stati il Siena Calcio, passato secondo le indiscrezioni da quattro a due milioni di contributo, e il Mens Sana di basket, vera passione sportiva dei senesi, che avrebbe visto il suo contributo tagliato da 12 a quattro milioni. Ma ad essere tagliato è stato anche il contributo di 250 mila euro al Palio, 15 mila per contrada. Poca cosa, ma dal grande valore simbolico.  

«Paradossalmente, la fine dell’elargizione potrebbe avere almeno un aspetto positivo – scrive il blog «l’eretico di Siena», prezioso e seguitissimo commentatore delle vicende cittadine – a questo punto tutti potranno comprendere come un’epoca sia finita, per sempre». 

Cerimonia MonumentoSono trascorsi quarant’anni oggi, da quella brutta sera che ancora oggi si ricorda, con l’inaugurazione a monumento cittadino di Milano, dell’opera dedicata a Roberto Franceschi, ucciso da un proiettile sparato dalla Polizia, per impedire l’accesso all’Università Bocconi, per lo svolgimento di una assemblea di studenti e lavoratori, insieme a Roberto Franceschi fu ferito anche lo studente lavoratore Roberto Piacentini. Le ricordo ancora le giornate di pesante tensione che ne seguirono e le assemblee svolte in quei giorni, dove poi fu lasciato libero accesso a tutti in quegli spazi universitari, con fiori e bigliettini affissi in ogni spazio. Poi, l’enorme folla che partecipò ai funerali, con alla testa l’allora sindaco socialista Aldo Aniasi e, Mario Capanna ancora a capo di quel Movimento Studentesco in via di trasformazione. Ricordo molto bene quelle giornate anche perchè, non solo in quei giorni vivevo i miei vent’anni ma, anche perchè abitavo allora a pochi passi da dove si sono svolti quegli incidenti o, “tafferugli”, avevo vent’anni e partecipavo con quello stesso spirito che ancora conservo di, sincera partecipazione alle cose che mi succedevano attorno, partecipavo con quella speranza ancora non tradita, per quel cambiamento di una società che in altri luoghi si leggeva poi dalle scritte sui muri: ” Cambiamo la società prima che la società cambi noi “. Non so se sia giusto o meno, essere riuscito a conservare ancora oggi, buona parte di quello spirito, del giudizio degli altri non ne ho necessità, del mio giudizio ne ho invece piena conferma e convinzione. Oggi, non sono andato alla cerimonia che si è svolta stamane, andrò invece alla mostra fotografica che sarà aperta nel pomeriggio. Volevo lasciare qualche parola come un fotogramma su questo frammento di memoria, l’ho fatto.

” Compagno Franceschi “

Roberto Franceschi

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Nel trascorrere inesorabile del tempo, anche in questi spazi virtuali che, nel suo proporsi spesso come vetrine dove si utilizzano come diceva quello slogan dei famigerati anni 70 ” …il pubblico è privato ed il privato è pubblico”, qualche volta bisogna pur fermarsi al di fuori di questi spazi, per cercare di riflettere su quell’insieme di fatti e cose che, nel loro intrecciarsi o, incrociarsi e accavallarsi, rendono meno facile la comprensione e quindi, l’approfondimento ed una più attenta analisi, serve per poter ripercorrere i percorsi in maniera leggera e con la carica giusta composta non solo dai facili entusiasmi ma dalla determinata convinzione di continuare a camminare, come su quei sentieri che sembrano interminabili per raggiungere la vetta o quel rifugio, pensato e conosciuto soltanto attraverso le carte. Districarsi nel labirinto fatto e costruito da parole non sempre limpide anzi, giocando con le parole per confondere facendo accumulare contraddizioni visibili ma indifferenti al perseguimento, per alcuni, di quell’obiettivo che, non ci si era fatti scrupolo di raggiungere con ogni mezzo possibile costruito sulle ipocrisie e sulla menzogna. Questo è il punto, su cui occorre fermarsi a riflettere, per cercare di capire le cose che ci accadono attorno e che a volte ci si può sentire come immersi, in questo marasma di piccoli sotterfugi praticati e sostenuti anche sfacciatamente e, imperturbabili delle conseguenze. Parole e parole, fatti e concretezze, in contrasto con le stesse che ora, diventano fatti concreti da osservare minuziosamente per trarne poi, le dovute scelte per non subirne poi passivamente, le inevitabili amare conseguenze.

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CARTOLINE IMBIANCATE

Pubblicato: 18/01/2013 in Uncategorized

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